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Sospensione dell'ex Presidente degli Stati Uniti Trump

Il Board ha confermato la decisione di Facebook del 7 gennaio 2021 di limitare l'accesso dell'allora Presidente Donald Trump alla pubblicazione di contenuti sulla sua Pagina Facebook e sul suo account Instagram.

Type of Decision

Standard

Policies and Topics

Topic
Freedom of expression, Politics, Safety
Community Standard
Dangerous individuals and organizations

Region/Countries

Location
United States

Platform

Platform
Facebook

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Riepilogo del caso

Il Board ha confermato la decisione di Facebook del 7 gennaio 2021 di limitare l'accesso dell'allora Presidente Donald Trump alla pubblicazione di contenuti sulla sua Pagina Facebook e sul suo account Instagram.

Tuttavia, non era corretto che Facebook imponesse la sospensione a tempo indeterminato come sanzione non aderente agli Standard e non definita dal punto di vista temporale. Le sanzioni standard di Facebook includono la rimozione dei contenuti in violazione, l'imposizione di un periodo di sospensione a tempo determinato o la disattivazione permanente della Pagina e dell'account.

Il Board insiste sulla necessità da parte di Facebook di riesaminare la questione per stabilire e giustificare una risposta proporzionata e in linea con le norme applicabili agli altri utenti della piattaforma. Facebook deve completare la verifica della questione entro sei mesi dalla data della decisione. Il Board inoltre ha formulato raccomandazioni che Facebook dovrebbe implementare sviluppando normative chiare, necessarie e proporzionate che promuovano la sicurezza pubblica e il rispetto della libertà di espressione.

Informazioni sul caso

Le elezioni sono un elemento fondamentale della democrazia. Il 6 gennaio 2021, durante il conteggio dei voti elettorali del 2020, numerosi manifestanti hanno fatto irruzione al Campidoglio di Washington, D.C. L'episodio di violenza ha minacciato il processo costituzionale. Durante l'assalto sono morte cinque persone e molte sono rimaste ferite. Durante questi eventi, l'allora Presidente Donald Trump ha pubblicato due contenuti.

Alle 16:21 EST, durante le sommosse, Trump ha pubblicato un video su Facebook e Instagram:

I know your pain. I know you’re hurt. We had an election that was stolen from us. It was a landslide election, and everyone knows it, especially the other side, but you have to go home now. We have to have peace. We have to have law and order. We have to respect our great people in law and order. We don’t want anybody hurt. It’s a very tough period of time. There’s never been a time like this where such a thing happened, where they could take it away from all of us, from me, from you, from our country. This was a fraudulent election, but we can't play into the hands of these people. We have to have peace. So go home. We love you. You're very special. You've seen what happens. You see the way others are treated that are so bad and so evil. I know how you feel. But go home and go home in peace. (Capisco il vostro dolore. Lo so che siete feriti, ci hanno rubato le elezioni. La nostra vittoria è stata schiacciante e lo sanno tutti, soprattutto l'altro schieramento, ma ora dovete andare a casa. Dobbiamo darci pace. Dobbiamo garantire l'ordine pubblico. Dobbiamo rispettare il nostro grande popolo attraverso l'ordine pubblico. Non vogliamo che qualcuno si faccia male. Questo è un periodo molto difficile. Non c'è mai stato un periodo in cui sia accaduta una cosa del genere, in cui hanno potuto sottrarre la vittoria a noi tutti: a me, a voi e al nostro Paese. Queste sono elezioni truccate, ma non possiamo fare il gioco di queste persone. Dobbiamo darci pace. Quindi andate a casa. Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali. Avete visto cosa succede. Voi vedete come vengono trattati gli altri, così cattivi e malvagi. So come vi sentite. Ma andate a casa, e andateci in pace.)

Alle 17:41 EST Facebook ha rimosso questo post perché violava lo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose.

Alle 18:07 EST, mentre la polizia metteva in sicurezza il Campidoglio, Trump ha pubblicato una dichiarazione scritta su Facebook:

These are the things and events that happen when a sacred landslide election victory is so unceremoniously viciously stripped away from great patriots who have been badly unfairly treated for so long. Go home with love in peace. Remember this day forever! (Questi sono fatti ed eventi che succedono quando una vittoria elettorale schiacciante e sacrosanta viene sottratta in modo così brutale e spietato a grandi patrioti che per tanto tempo sono stati trattati male e in modo ingiusto. Andate a casa, in pace e con amore. E ricordatevi per sempre di questo giorno!)

Alle 18:15 EST Facebook ha rimosso questo post perché violava lo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose. Ha inoltre interdetto Trump dalla pubblicazione di contenuti su Facebook o Instagram per 24 ore.

Il 7 gennaio, dopo aver analizzato nuovamente i post di Trump, le sue comunicazioni recenti al di fuori di Facebook e ulteriori informazioni sulla gravità degli scontri al Campidoglio, Facebook ha esteso il blocco "a tempo indeterminato e almeno per le prossime due settimane, fino al completamento pacifico del passaggio di poteri".

Il 20 gennaio, con l'insediamento del Presidente Joe Biden, Trump ha smesso di essere il Presidente degli Stati Uniti.

Il 21 gennaio Facebook ha annunciato di aver suggerito questo caso al Board. Facebook ha chiesto se la decisione del 7 gennaio di interdire a Trump l'accesso alla pubblicazione di contenuti su Facebook e Instagram a tempo indeterminato fosse stata giusta. L'azienda inoltre ha chiesto raccomandazioni sulle sospensioni nei casi in cui l'utente sia un leader politico.

Oltre ai due post del 6 gennaio, Facebook aveva individuato in precedenza cinque violazioni dei propri Standard della community in contenuti organici pubblicati sulla Pagina Facebook di Donald J. Trump, tre delle quali risalenti allo scorso anno. Nonostante i cinque post in violazione fossero stati rimossi, non erano state applicate sanzioni a livello di account.

Conclusioni principali

Il Board ha riscontrato che i due post pubblicati da Trump il 6 gennaio costituivano una violazione grave degli Standard della community di Facebook e delle Linee guida della community di Instagram. "We love you. You’re very special" (Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali) nel primo post e "great patriots" (grandi patrioti) e "remember this day forever" (ricordatevi per sempre di questo giorno) nel secondo post violavano le norme di Facebook che vietano di esprimere elogio o supporto a persone coinvolte in atti di violenza.

Il Board ha rilevato che, ripetendo affermazioni infondate sui brogli elettorali e continuando a incitare all'azione, Trump ha creato un'atmosfera in cui sussisteva un grave rischio di violenza. Al momento della pubblicazione dei post, c'era un chiaro e immediato rischio di violenze e le parole di Trump a supporto delle persone coinvolte nelle rivolte hanno legittimato le loro azioni violente. In qualità di Presidente, Trump aveva un elevato livello di influenza. I suoi post avevano un'ampia copertura, con 35 milioni di follower su Facebook e 24 milioni su Instagram.

Considerati la gravità delle violazioni e il protrarsi del rischio di violenze, la decisione di Facebook di sospendere gli account di Trump il 6 gennaio e di estendere tale sospensione il 7 gennaio era giustificata.

Tuttavia, non era corretto che Facebook imponesse una sospensione "a tempo indeterminato".

Non è ammissibile che Facebook tenga un utente lontano dalla piattaforma per un periodo di tempo indeterminato, senza alcun criterio che indichi quando o se l'account sarà ripristinato.

Con l'applicazione di questa sanzione, Facebook non ha seguito una procedura chiara e pubblicamente nota. Le normative sui contenuti dell'azienda non descrivono sospensioni a tempo indeterminato. Le sanzioni standard di Facebook includono la rimozione dei contenuti in violazione, l'imposizione di un periodo di sospensione a tempo determinato o la disattivazione permanente della Pagina e dell'account.

È responsabilità di Facebook pensare e adottare sanzioni necessarie e proporzionate che rispondano alla gravità delle violazioni delle normative sui contenuti. Il ruolo del Board è garantire che le norme e le procedure di Facebook siano coerenti con le sue normative sui contenuti, i suoi valori e il suo impegno in relazione ai diritti umani.

Con l'applicazione di una sanzione generica e non disciplinata da nessuno standard e il successivo suggerimento del caso al Board per la risoluzione, Facebook cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità. Il Board rifiuta la richiesta di Facebook e insiste sulla necessità da parte di Facebook di applicare e giustificare una sanzione definita.

La decisione dell'Oversight Board

L'Oversight Board ha confermato la decisione di Facebook del 7 gennaio 2021 di sospendere l'accesso di Trump alla pubblicazione di contenuti su Facebook. Tuttavia, dal momento che gli account di Trump sono stati sospesi a tempo indeterminato, Facebook è chiamata a rivalutare la sanzione.

Entro sei mesi da questa decisione, Facebook deve riesaminare la sanzione imposta in maniera arbitraria il 7 gennaio e stabilire la sanzione appropriata. La sanzione deve basarsi sulla gravità della violazione e sulla previsione di minacce future. Deve inoltre essere coerente con le norme di Facebook per le violazioni gravi, le quali devono essere a loro volta chiare, necessarie e proporzionate.

Se Facebook deciderà di ripristinare gli account di Trump, dovrebbe applicare alla decisione le sue norme, incluse eventuali modifiche apportate in risposta alle raccomandazioni del Board sulle normative di cui sotto. In quest'ottica, Facebook dovrà affrontare eventuali violazioni future in modo tempestivo e in conformità con le normative consolidate sui contenuti.

Una minoranza del Board ha sottolineato che Facebook dovrebbe adottare misure per prevenire il ripetersi di conseguenze negative sui diritti umani e garantire che gli utenti che richiedono un ripristino dopo una sospensione riconoscano le azioni illecite che hanno commesso e si impegnino a osservare le norme in futuro.

Suggerendo questo caso al Board, Facebook ha richiesto esplicitamente al Board di formulare "osservazioni o raccomandazioni in merito alle sospensioni qualora l'utente sia un leader politico".

In una linea guida sulle normative, il Board ha elaborato diverse raccomandazioni di riferimento per le normative di Facebook in relazione a gravi rischi di violenze causati da leader politici e altre figure influenti.

Il Board ha affermato che non sempre è utile fare una distinzione netta tra leader politici e altri utenti influenti, riconoscendo che gli utenti con un ampio seguito possono causare gravi rischi di violenza.

Anche se le stesse norme devono essere applicate a tutti gli utenti, è importante considerare il contesto quando si valutano episodi di violenza probabili o imminenti. Quando utenti influenti pubblicano contenuti che comportano un rischio immediato di violenza, Facebook dovrebbe intervenire tempestivamente con l'applicazione delle sue norme. Sebbene Facebook abbia spiegato di non aver applicato il suo principio della rilevanza informativa in questo caso, il Board ha invitato Facebook ad affrontare la confusione diffusa sulle modalità con cui prende le decisioni che riguardano gli utenti influenti. Il Board ha sottolineato il fatto che le considerazioni sulla rilevanza informativa non dovrebbero essere prioritarie quando occorre adottare una misura urgente per prevenire gravi episodi di violenza.

Facebook dovrebbe spiegare pubblicamente le norme usate per imporre sanzioni a livello di account per gli utenti influenti. Tali norme dovrebbero assicurare che, quando Facebook impone una sospensione a tempo determinato dell'account di un utente influente per ridurre il rischio di violenze gravi, l'azienda deve valutare che il rischio sia diminuito prima del termine della sospensione. Se Facebook rileva che l'utente in quel momento può rappresentare un rischio grave di violenza imminente, discriminazione o altre azioni illegali, dovrebbe imporre un'altra sospensione limitata nel tempo, qualora tale misura sia necessaria per proteggere la sicurezza pubblica e sia proporzionata al rischio.

Il Board ha osservato che i capi di Stato e altri funzionari di governo in vista hanno un potere più elevato di causare pericolo rispetto ad altre persone. Se un capo di Stato o un alto funzionario di governo pubblica ripetutamente messaggi che comportano un rischio di violenza in base alle norme internazionali sui diritti umani, Facebook dovrebbe sospendere l'account per un periodo tale da prevenire violenze imminenti. I periodi di sospensione dovrebbero essere sufficientemente lunghi da scoraggiare comportamenti scorretti e possono includere, se necessario, l'eliminazione dell'account o della Pagina.

In altre raccomandazioni, il Board ha suggerito a Facebook di fare quanto segue:

  • Segnalare rapidamente i contenuti che riportano discorsi politici di utenti molto influenti a persone specializzate con esperienza nel contesto linguistico e politico in questione. Queste persone devono essere isolate da interferenze politiche ed economiche, così come da influenze indebite.
  • Dedicare esperti e risorse adeguati alla valutazione del rischio di violenze per gli account influenti a livello mondiale.
  • Fornire maggiori informazioni per aiutare gli utenti a comprendere e valutare la procedura e i criteri per l'applicazione della rilevanza informativa, compresa la modalità di applicazione agli account più influenti. L'azienda dovrebbe inoltre spiegare in maniera chiara le motivazioni, gli standard e le procedure del controllo incrociato e segnalare la percentuale di errore nelle scelte adottate a seguito di un controllo incrociato rispetto a quella delle procedure esecutive ordinarie.
  • Riesaminare in maniera globale i contenuti su Facebook che possono aver contribuito a creare la narrativa dei brogli elettorali e a inasprire le tensioni culminate negli scontri del 6 gennaio negli Stati Uniti. Questo dovrebbe portare a una riflessione aperta sulle scelte fatte da Facebook in relazione alla progettazione e alle normative che possono consentire un uso improprio della piattaforma.
  • Chiarire nella sua normativa aziendale sui diritti umani come raccoglie, conserva ed eventualmente condivide informazioni utili alle indagini e al possibile perseguimento di gravi violazioni del diritto umanitario, del diritto penale e delle leggi in materia di diritti umani internazionali.
  • Spiegare le procedure di penalizzazione e sanzione per limitare profili, Pagine, Gruppi e account negli Standard della community di Facebook e nelle Linee guida della community di Instagram.
  • Includere il numero di profili, Pagine e account limitati nei suoi report sulla trasparenza, con informazioni dettagliate per area geografica e Paese.
  • Fornire informazioni accessibili sul numero di violazioni, penalizzazioni e sanzioni che sono state già valutate nei confronti degli utenti e sulle conseguenze previste per eventuali violazioni future.
  • Sviluppare e pubblicare una normativa che disciplini le risposte di Facebook a crisi o situazioni inedite nelle quali le procedure standard non riuscirebbero a prevenire o evitare episodi di violenza imminenti. Queste indicazioni mirano a stabilire parametri appropriati per l'adozione di misure e includono un requisito che richiede il riesame della decisione entro un periodo di tempo prefissato.

*I riepiloghi forniscono una panoramica di un determinato caso e non costituiscono un precedente.

Decisione completa sul caso

In questo caso, Facebook ha chiesto al Board di rispondere a due domande:

Considerati i valori di Facebook, in particolare il suo impegno nei confronti della libertà di espressione e della sicurezza, ha deciso correttamente il 7 gennaio 2021 di vietare a Donald J. Trump l'accesso alla pubblicazione di contenuti su Facebook e Instagram per un periodo di tempo indeterminato?

Oltre alla decisione del Board di confermare o annullare la sospensione a tempo indeterminato, Facebook accoglie con favore osservazioni o raccomandazioni del Board in merito alle sospensioni nei casi in cui l'utente sia un leader politico.

1. Riepilogo della decisione

Il Board conferma la decisione di Facebook del 7 gennaio 2021 di limitare l'accesso dell'allora Presidente Donald Trump alla pubblicazione di contenuti sulla sua Pagina Facebook e sul suo account Instagram.

Tuttavia, non era corretto che Facebook imponesse la sospensione a tempo indeterminato come sanzione non aderente agli Standard e non definita dal punto di vista temporale. Le sanzioni standard di Facebook includono la rimozione dei contenuti in violazione, l'imposizione di un periodo di sospensione a tempo determinato o la disattivazione permanente della Pagina e dell'account.

Il Board insiste sulla necessità da parte di Facebook di riesaminare la questione per stabilire e giustificare una risposta proporzionata e in linea con le norme applicabili agli altri utenti della piattaforma. Facebook deve completare la verifica della questione entro sei mesi dalla data della decisione. Il Board inoltre formula raccomandazioni che Facebook dovrebbe implementare sviluppando normative chiare, necessarie e proporzionate che promuovano la sicurezza pubblica e il rispetto della libertà di espressione.

2. Descrizione del caso

Le elezioni sono un elemento fondamentale della democrazia, che consente alle persone di tutto il mondo di governare e risolvere in modo pacifico i conflitti sociali. Negli Stati Uniti d'America, la Costituzione stabilisce che il Presidente viene scelto sulla base dei voti del Collegio elettorale. Il 6 gennaio 2021 numerosi manifestanti hanno fatto irruzione al Campidoglio mentre si stavano conteggiando i voti elettorali del 2020, minacciando così il processo costituzionale. Durante l'assalto sono morte cinque persone e molte sono rimaste ferite.

Prima del 6 gennaio, l'allora Presidente Donald Trump aveva asserito senza alcuna prova che le elezioni presidenziali del novembre 2020 erano state rubate. Le azioni legali intentate da Trump e da altri in merito ai presunti brogli elettorali sono state rigettate in oltre 70 casi. L'allora procuratore generale, dopo opportune verifiche, ha affermato che non vi sono state irregolarità tali da influire sull'esito del voto. Ciononostante, Trump ha continuato a rilasciare dichiarazioni infondate, comprese quelle pubblicate su Facebook, e ha fatto riferimento a una manifestazione in programma per il 6 gennaio:

  1. Il 19 dicembre 2020 la Pagina Facebook di Trump ha pubblicato questo contenuto: "Peter Navarro releases 36-page report alleging election fraud 'more than sufficient' to swing victory to Trump - A great report by Peter. Statistically impossible to have lost the 2020 Election. Big protest in D.C. on January 6th. Be there, will be wild!" (Peter Navarro ha pubblicato un report di 36 pagine in cui dice che i brogli elettorali sono "più che sufficienti" per consegnare la vittoria a Trump. Un ottimo report di Peter. È statisticamente impossibile aver perso le elezioni 2020. Grande protesta a D.C. il 6 gennaio. Partecipate, sarà incredibile!)
  2. Il 1° gennaio 2021 la Pagina Facebook di Trump ha pubblicato questo contenuto: "The BIG Protest Rally in Washington, D.C., will take place at 11.00 A.M. on January 6th. Locational details to follow. StopTheSteal!" (La GRANDE manifestazione di protesta di Washington, D.C., si terrà il 6 gennaio alle 11:00. A breve i dettagli sul luogo. Fermiamo il furto!)

La mattina del 6 gennaio 2021 Trump ha partecipato a una manifestazione vicino alla Casa Bianca e ha tenuto un discorso. Ha continuato a dichiarare, senza prove, di aver vinto le elezioni, e ha suggerito al Vicepresidente Mike Pence di rovesciare la vittoria del Presidente eletto Joe Biden, potere che Pence non aveva. Ha anche detto "fermeremo questo furto" e "andremo al Campidoglio."

Molti dei dimostranti hanno quindi marciato verso l'edificio del Campidoglio, dove si sono uniti alle persone già presenti sul luogo. Molti dei manifestanti hanno attaccato la sicurezza del Campidoglio, fatto irruzione nell'edificio e continuato la rivolta al suo interno. Pence e altri membri del Congresso hanno rischiato seriamente di essere oggetto di atti di violenza mirata. Cinque persone sono morte e molte sono rimaste ferite.

Durante questi eventi, Trump ha pubblicato un video e una dichiarazione sulla sua Pagina Facebook (che contava almeno 35 milioni di follower), condividendo il video poi anche sul suo account Instagram (seguito da almeno 24 milioni di utenti). Il post affermava che le elezioni 2020 erano state "stolen" (rubate) e "stripped away" (sottratte). I post inoltre esprimevano elogio e supporto ai manifestanti che in quel momento stavano assalendo il Campidoglio, chiedendo loro al tempo stesso di rimanere pacifici. Sia la Pagina Facebook che l'account Instagram mostrano una spunta blu accanto al nome dell'account o della Pagina, segno che Facebook ha confermato l'autenticità del personaggio pubblico rappresentato dall'account.

In un video di un minuto pubblicato alle 16:21 EST durante il protrarsi della rivolta, Trump ha detto:

I know your pain. I know you’re hurt. We had an election that was stolen from us. It was a landslide election, and everyone knows it, especially the other side, but you have to go home now. We have to have peace. We have to have law and order. We have to respect our great people in law and order. We don’t want anybody hurt. It’s a very tough period of time. There’s never been a time like this where such a thing happened, where they could take it away from all of us, from me, from you, from our country. This was a fraudulent election, but we can't play into the hands of these people. We have to have peace. So go home. We love you. You're very special. You've seen what happens. You see the way others are treated that are so bad and so evil. I know how you feel. But go home and go home in peace. (Capisco il vostro dolore. Lo so che siete feriti, ci hanno rubato le elezioni. La nostra vittoria è stata schiacciante e lo sanno tutti, soprattutto l'altro schieramento, ma ora dovete andare a casa. Dobbiamo darci pace. Dobbiamo garantire l'ordine pubblico. Dobbiamo rispettare il nostro grande popolo attraverso l'ordine pubblico. Non vogliamo che qualcuno si faccia male. Questo è un periodo molto difficile. Non c'è mai stato un periodo in cui sia accaduta una cosa del genere, in cui hanno potuto sottrarre la vittoria a noi tutti: a me, a voi e al nostro Paese. Queste sono elezioni truccate, ma non possiamo fare il gioco di queste persone. Dobbiamo darci pace. Quindi andate a casa. Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali. Avete visto cosa succede. Voi vedete come vengono trattati gli altri, così cattivi e malvagi. So come vi sentite. Ma andate a casa, e andateci in pace.)

Alle 17:41 EST Facebook ha rimosso questo post perché violava lo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose.

Alle 18:07 EST, mentre la polizia metteva in sicurezza il Campidoglio, Trump ha pubblicato la seguente dichiarazione scritta:

These are the things and events that happen when a sacred landslide election victory is so unceremoniously viciously stripped away from great patriots who have been badly unfairly treated for so long. Go home with love in peace. Remember this day forever! (Questi sono fatti ed eventi che succedono quando una vittoria elettorale schiacciante e sacrosanta viene sottratta in modo così brutale e spietato a grandi patrioti che per tanto tempo sono stati trattati male e in modo ingiusto. Andate a casa, in pace e con amore. E ricordatevi per sempre di questo giorno!)

Alle 18:15 EST Facebook ha rimosso questo post perché violava lo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose e ha interdetto a Trump la possibilità di pubblicare contenuti su Facebook o Instagram per 24 ore.

Il 7 gennaio 2021, dopo aver rianalizzato i post di Trump, le sue comunicazioni recenti al di fuori di Facebook e le informazioni aggiuntive sulla gravità degli scontri al Campidoglio, Facebook ha esteso il blocco "a tempo indeterminato e almeno per le prossime due settimane, fino al completamento pacifico del passaggio di poteri". Facebook ha scritto che Trump "usa la piattaforma per incitare l'insurrezione violenta contro un governo eletto democraticamente".

Nei giorni successivi al 6 gennaio, alcuni dei manifestanti hanno dichiarato pubblicamente di aver agito per volere del Presidente. La testimonianza di un partecipante è stata riportata dal Washington Post (16 gennaio 2021): "I thought I was following my president. . . . He asked us to fly there. He asked us to be there. So I was doing what he asked us to do." (Pensavo di seguire il mio Presidente... È stato lui a chiederci di accorrere. È stato lui a chiederci di partecipare. Stavo facendo quello che ci ha chiesto di fare.) Un video ha ripreso un manifestante sulla gradinata del Campidoglio mentre urlava a un poliziotto "Siamo stati invitati qui! Siamo stati invitati dal Presidente degli Stati Uniti!"

Il 6 gennaio il Distretto di Columbia ha dichiarato lo stato di emergenza pubblica, estendendolo il giorno stesso fino al 21 gennaio. Il 27 gennaio il Dipartimento della sicurezza interna (Department of Homeland Security, DHS) ha emesso un bollettino del Sistema nazionale antiterrorismo, il quale avvertiva di un "rischio elevato di minaccia su tutto il territorio statunitense, che si ritiene persisterà nelle settimane successive alla cerimonia di insediamento presidenziale." Ha affermato che i "promotori delle violenze saranno attivi per tutto l'inizio del 2021 e l'irruzione del 6 gennaio 2021 nell'edificio del Campidoglio a Washington, D.C. potrebbe aver incoraggiato alcuni [estremisti violenti nel Paese] a colpire candidati politici e palazzi governativi".

Anche se i post in violazione delle normative sui contenuti di Facebook sono stati rimossi, la pagina Facebook e l'account Instagram di Trump rimangono accessibili da tutti su Facebook e Instagram. Sulla Pagina e sull'account non è riportato nessun avviso circa le limitazioni imposte da Facebook. Il 21 gennaio 2021 Facebook ha annunciato di aver suggerito questo caso all'Oversight Board.

Oltre ai due post del 6 gennaio 2021, Facebook aveva individuato in precedenza cinque violazioni dei propri Standard della community in contenuti organici pubblicati sulla Pagina Facebook di Donald J. Trump, tre delle quali risalenti allo scorso anno. I cinque post in violazione erano stati rimossi, ma non erano state applicate sanzioni a livello di account. In risposta alla domanda del Board sull'applicazione di eventuali penalizzazioni, Facebook ha riferito che la Pagina ha ricevuto una sanzione per un post dell'agosto 2020 che violava la normativa sui contenuti falsi e dannosi in materia di COVID-19. Facebook non ha spiegato perché gli altri contenuti in violazione rimossi non hanno portato a nessuna penalizzazione.

Facebook ha un principio di "rilevanza informativa" che consente ai contenuti in violazione delle normative di rimanere sulla piattaforma, se ritenuti "rilevanti e di pubblico interesse". Facebook ha affermato di "non aver mai applicato il principio di rilevanza informativa ai contenuti pubblicati da Trump sulla sua Pagina Facebook o sul suo account Instagram".

In risposta alla domanda del Board, Facebook ha comunicato che "20 contenuti della Pagina Facebook o dell'account Instagram di Trump erano stati inizialmente contrassegnati dai revisori come contrari agli Standard della community di Facebook, ma in ultima battuta era stato stabilito che non fossero in violazione."

Facebook ha spiegato al Board di usare un sistema di "controllo incrociato" ad alcuni account "di alto profilo" per "ridurre al minimo il rischio di errori nell'applicazione delle normative". Per questi account, Facebook sottopone i presunti contenuti che ritiene non rispettino gli Standard della community a un ulteriore controllo interno. Al termine di questo passaggio, Facebook decide se il contenuto è effettivamente in violazione. Facebook ha riferito al Board di non avere mai avuto una regola generale più permissiva nei riguardi dei contenuti pubblicati da leader politici. Pur applicando le stesse norme generali, il sistema di "controllo incrociato" dimostra che le procedure decisionali sono diverse per alcuni utenti "di alto profilo".

3. Autorità e ambito

L'Oversight Board ha il potere di controllare un ampio spettro di questioni suggerite da Facebook (Articolo 2, Sezione 1 dell'Atto costitutivo; Articolo 2, Sezione 2.1 dello statuto). Le decisioni su tali questioni sono vincolanti e possono includere linee guida sulle normative con consigli. Le raccomandazioni non sono vincolanti, tuttavia Facebook deve tenerle in considerazione (Articolo 3, Sezione 4 dell'Atto costitutivo). Il Board è un meccanismo indipendente di mediazione in grado di affrontare le contestazioni in maniera trasparente e scrupolosa.

4. Standard pertinenti

Ai sensi dell'Atto costitutivo dell'Oversight Board, tutti i casi devono essere considerati alla luce dei seguenti standard:

I. Normative sui contenuti di Facebook:

Gli Standard della community di Facebook descrivono che cosa non possono pubblicare gli utenti su Facebook, mentre le Linee guida della community di Instagram descrivono che cosa non possono pubblicare gli utenti su Instagram.

Lo Standard della community di Facebook in materia di Persone e organizzazioni pericolose non consente i "contenuti che elogiano, supportano o rappresentano eventi che Facebook considera attacchi terroristici, episodi d'odio, omicidi di massa o tentati omicidi di massa, omicidi seriali, crimini d'odio e violazioni". Vieta inoltre i "contenuti che esprimono supporto o elogio di gruppi, leader o individui coinvolti in queste attività", con riferimento, tra le altre, a organizzazioni criminali e legate alla violenza.

Le Linee guida della community di Instagram affermano che "Instagram non è un luogo dove sostenere o elogiare il terrorismo, la criminalità organizzata o gruppi inneggianti all'odio" e rimandano con un link diretto allo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose.

Lo Standard della community di Facebook in materia di violenza e istigazione alla violenza afferma che Facebook provvede "a rimuovere i contenuti, disabilitare gli account e collaborare con le forze dell'ordine" qualora ritenesse "reale l'eventualità di seri rischi di danno fisico o minacce dirette alla sicurezza pubblica". Lo Standard vieta esplicitamente "Dichiarazioni che promuovono atti di particolare violenza" e "Qualsiasi contenuto riguardante dichiarazioni di intenti, inviti all'azione, dichiarazioni di minaccia o auspicio o a supporto della violenza a seguito della votazione, della registrazione degli elettori o della gestione del risultato di un'elezione". Proibisce inoltre "Disinformazione e dicerie non verificabili che contribuiscono al rischio di violenza imminente o danno fisico".

Nelle Linee guida della community di Instagram si afferma che Facebook rimuove i contenuti che contengono minacce credibili e che "[s]ono vietate le minacce serie alla sicurezza pubblica e personale". Entrambe le sezioni includono link diretti allo Standard della community in materia di violenza e istigazione alla violenza.

Nelle Condizioni d'uso di Facebook si legge che Facebook "potrebbe sospendere o disabilitare in modo permanente l'accesso dell'utente al suo account" se stabilisce che l'utente ha violato "in modo serio o ripetuto" le condizioni o le normative dell'azienda. Nell'introduzione agli Standard della community si legge che "[l]e conseguenze per la violazione degli Standard della community dipendono dalla gravità della violazione e dai precedenti della persona sulla piattaforma".

Le Condizioni d'uso di Instagram affermano che Facebook ha "la facoltà di rifiutare o interrompere la fornitura, del tutto o in parte, del Servizio (anche attraverso l'interruzione o la disabilitazione dell'accesso ai Prodotti Facebook e ai Prodotti delle aziende di Facebook) al fine di proteggere la nostra community o i nostri servizi in caso di: creazione di rischi o esposizione legale a nostro danno, violazione delle presenti Condizioni d'uso o delle nostre normative (comprese le Linee guida della community di Instagram). Le Linee guida della community di Instagram affermano che "Oltrepassare i confini prestabiliti potrebbe comportare la cancellazione di contenuti, la disabilitazione dell'account o altre restrizioni".

II. I valori di Facebook:

Nell'introduzione agli Standard della community Facebook mette in evidenza cinque valori di riferimento per i temi e i contenuti consentiti sulle sue piattaforme. Tre di questi valori sono "Libertà di espressione", "Sicurezza" e "Dignità".

Facebook descrive la libertà di espressione in questo modo: "Vogliamo che le persone possano esprimersi apertamente sui temi che hanno a cuore, anche se alcune persone potrebbero essere in disaccordo o trovarli discutibili. [...] Il nostro impegno verso la libertà di espressione è essenziale, ma siamo consapevoli che Internet crea nuove e maggiori opportunità di usi impropri."

Con sicurezza, Facebook descrive il suo impegno per rendere le proprie piattaforme "un luogo sicuro". Sottolinea inoltre che "[l]e espressioni che minacciano le persone possono intimidire, escludere o limitare il diritto di espressione altrui, pertanto non sono consentite su Facebook".

Facebook descrive il valore della dignità in questo modo: "crediamo che tutte le persone abbiano pari dignità e diritti. Ci aspettiamo che le persone rispettino la dignità altrui e non minaccino o denigrino gli altri".

III. Standard per i diritti umani:

Il 16 marzo 2021 Facebook ha annunciato la sua normativa aziendale sui diritti umani, con la quale ha ricordato il suo impegno a rispettare i diritti dell'uomo in conformità con i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani (da ora in avanti "Principi guida"). I Principi guida, promossi nel 2011 dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, stabiliscono un quadro normativo volontario per le responsabilità delle aziende private in materia di diritti umani. In qualità di società internazionale impegnata a rispettare i Principi guida, Facebook deve rispettare gli standard internazionali sui diritti umani in tutti i Paesi in cui opera. L'Oversight Board è chiamato a valutare la decisione di Facebook in relazione agli standard internazionali sui diritti umani applicabili a Facebook.

In questo caso il Board ha analizzato le responsabilità di Facebook in materia di diritti umani considerando standard quali:

  • Il diritto alla libertà di espressione: Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), Articoli 19 e 20; come interpretato dal Commento generale n. 34 del Comitato per i Diritti Umani (2011) (Commento generale 34); Piano d'azione di Rabat, UNHRC (2012); Report del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione e di espressione A/HRC/38/35 (2018); Dichiarazione congiunta sul COVID-19 degli osservatori internazionali della libertà di espressione (marzo 2020).
  • Il diritto alla vita: articolo 6 dell'ICCPR.
  • Il diritto alla sicurezza della persona: articolo 9 dell'ICCPR, paragrafo 1.
  • Il diritto alla non discriminazione: articoli 2 e 26 dell'ICCPR; Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD), Articoli 1 e 4.
  • La partecipazione agli affari pubblici e il diritto di votare: articolo 25 dell'ICCPR.
  • Il diritto di porre rimedio: articolo 2 dell'ICCPR; il Commento generale n. 31 del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (2004) (Commento generale 31); Principio 22 dei Principi guida.

5. Dichiarazione del creator del contenuto

Quando Facebook suggerisce un caso al Board, il Board dà alla persona responsabile del contenuto la possibilità di inviare una dichiarazione. In questo caso, il Board ha ricevuto una dichiarazione per conto di Trump dall'American Center for Law and Justice e da un amministratore della Pagina. La dichiarazione chiede al Board di "annullare la sospensione a tempo indeterminato disposta da Facebook per l'account Facebook dell'ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump"

e prende in considerazione sia i post rimossi da Facebook e Instagram il 6 gennaio 2021 che il discorso di Trump tenuto qualche ora prima. Afferma che i post "invitavano le persone presenti quel giorno al Campidoglio e nelle sue vicinanze a manifestare in modo pacifico e legale e a rispettare la polizia" e che "è inconcepibile considerare questi due post come una minaccia alla sicurezza pubblica o un incitamento alla violenza". Continua affermando che "è chiarissimo che nel suo discorso non c'era nessun invito all'insurrezione, nessun incitamento alla violenza e nessuna minaccia alla sicurezza pubblica" e sottolinea la "totale assenza di un collegamento serio tra il discorso di Trump e l'incursione nell'edificio del Campidoglio".

La dichiarazione esamina inoltre le motivazioni di Facebook alla base delle limitazioni imposte. Secondo la dichiarazione, "niente di ciò che Trump ha detto ai partecipanti alla manifestazione poteva essere ragionevolmente interpretato come una minaccia alla sicurezza pubblica", pertanto le ragioni alla base delle limitazioni imposte da Facebook non possono essere ricondotte a questioni di sicurezza. Afferma poi che "qualsiasi contenuto sospettato di avere un impatto sulla sicurezza deve avere un collegamento diretto e ovvio al rischio concreto di violenza". La dichiarazione continua sottolineando che i termini "lotta" o "lottare" usati nel discorso durante la manifestazione "erano riferiti a un appello per un legittimo impegno politico e civile" e conclude dicendo che "quelle parole non erano intese come un appello a un'insurrezione violenta o contraria alla legge, e nessun osservatore o ascoltatore ragionevole avrebbe potuto ritenerle tali".

La dichiarazione affronta anche la questione dell'"incursione al Campidoglio". Afferma che "tutti i veri sostenitori politici di Trump hanno agito nel rispetto della legge" e che l'incursione è stata "certamente influenzata e probabilmente fomentata da forze esterne". Riporta una denuncia federale a carico dei membri di Oath Keepers e sostiene che il gruppo non fosse "in nessun modo associato a Trump o alla sua organizzazione politica". Continua affermando che il gruppo Oath Keepers stava "parasitically using the Trump rally and co-opting the issue of the Electoral College debate for their own purposes" (sfruttando in maniera parassita la manifestazione di Trump e cooptando la questione del dibattito del Collegio elettorale per i suoi scopi).

Afferma inoltre che lo Standard della community in materia di violenza e istigazione alla violenza "non supporta la sospensione dell'account Facebook di Trump" perché i due post "richiamavano semplicemente alla pace e alla sicurezza" e "nessuna delle parole del discorso di Trump, se considerate nel loro contesto reale, poteva essere ragionevolmente interpretata come un incitamento alla violenza o all'illegalità". Riporta anche la segnalazione di Facebook al Board nella quale si menziona un "passaggio pacifico di poter" e afferma che questa "nuova norma ad hoc per assicurare [sic] un passaggi di poteri pacifico non è solo estremamente generica, ma non era neppure esistente fino al verificarsi degli eventi usati da Facebook per giustificarla".

La dichiarazione sostiene inoltre che il Board dovrebbe "fare riferimento alla legislazione statunitense in questo appello", cita gli standard giuridici internazionali per la limitazione del diritto alla libertà di espressione, di legalità, legittimità, necessità e proporzionalità e interpreta ciascun elemento facendo riferimento al diritto costituzionale degli Stati Uniti. Per quanto riguarda la legalità, la dichiarazione fa riferimento alla protezione delle dichiarazioni false e iperboliche e all'importanza che ha il dibattito pubblico per Facebook. Sostiene che "non è sufficiente adottare provvedimenti nei confronti dei contenuti sulla base di ciò che sembra ragionevole o della reazione che potrebbe avere una persona ragionevole" e Facebook dovrebbe "alzare considerevolmente l'asticella". Afferma che la Corte Suprema richiede un controllo rigoroso per le leggi che interessano i discorsi politici e che Facebook ha una posizione dominante nel mercato. Analizza inoltre gli standard costituzionali sull'incitamento alla violenza. Per quanto riguarda la legittimità, afferma che il mantenimento della sicurezza pubblica è un fine legittimo, ma che il discorso di Trump non presentava problemi per la sicurezza. Per quanto riguarda la necessità e la proporzionalità, nega la validità delle limitazioni e giudica sproporzionata la sanzione.

La dichiarazione si conclude con alcuni suggerimenti per le raccomandazioni del Board sulle sospensioni nei casi in cui l'utente sia un leader politico. Sostiene che il Board dovrebbe "attenersi ai principi giuridici dello Stato nazionale in cui si trova o stava governando il leader stesso". Descrive quindi diverse eccezioni a questa indicazione sulla base della valutazione dello stato di diritto, della garanzia dei diritti, dei processi legislativi, dei sistemi di controllo giudiziario e dell'esistenza di principi legali rilevanti in Paesi particolari.

6. Spiegazione della decisione da parte di Facebook

Per ogni caso, Facebook fornisce al Board una spiegazione delle azioni adottate e il Board pone a Facebook alcune domande chiarificatrici ai fini della decisione. In questo caso, Facebook afferma di aver rimosso i due contenuti pubblicati il 6 gennaio 2021 perché violavano lo Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose. Nello specifico, i contenuti sono stati rimossi per aver violato "la normativa che vieta i contenuti che elogiano, supportano o rappresentano eventi violenti". Facebook inoltre afferma che tali contenuti costituivano "una violazione della normativa in materia di Persone e organizzazioni pericolose che vieta l'elogio di individui coinvolti in atti di violenza organizzata". L'azienda osserva che i suoi Standard della community vietano espressamente i "contenuti che esprimono supporto o elogio di gruppi, leader o individui coinvolti in" attività come terrorismo, violenza organizzata o attività criminale e che tali attività includono assalti organizzati o atti di violenza pianificati che tentano di provocare lesioni a una persona con l'obiettivo di intimidire un governo per raggiungere un fine politico.

Facebook osserva che la valutazione ha considerato sia il paragrafo della sua normativa che il contesto in cui è stato pronunciato il discorso, oltre agli scontri in atto al Campidoglio. Mentre nel suo video chiedeva alle persone di andare a casa in pace, Trump continuava a muovere accuse di brogli elettorali e suggeriva una missione comune dicendo "So come vi sentite". Considerando l'instabilità della situazione al momento dei suoi commenti e il tono generale delle sue parole, Facebook conclude spiegando che l'espressione "Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali" voleva elogiare le persone stavano facendo irruzione al Campidoglio infrangendo la legge. Osserva che il secondo post conteneva un elogio nei confronti dell'evento, dato che Trump si rivolgeva agli assalitori del Campidoglio chiamandoli "grandi patrioti" e esortava le persone a ricordarsi "per sempre di questo giorno".

Facebook fa notare che limita su base regolare le funzionalità delle Pagine e dei profili Facebook e degli account Instagram che violano ripetutamente o in modo grave le sue normative. Quando ritiene vi sia un "rischio grave e imminente per la sicurezza", Facebook abbandona l'applicazione dei protocolli standard per adottare misure più efficaci nei confronti delle persone e delle Pagine coinvolte in comportamenti non conformi. In questi casi, Facebook afferma che l'applicazione dei relativi provvedimenti trova fondamento nei suoi Standard della community e nelle Linee guida della community di Instagram. Sostiene di"valutare tutti gli strumenti di attuazione disponibili, inclusi i blocchi permanenti, prima di decidere quale sia il più appropriato da utilizzare nel caso specifico. Qualora Facebook debba adottare una misura di emergenza con un'ampia risonanza, si impegna a condividere la decisione e le sue motivazioni con tutti, spesso attraverso un post in Newsroom".

Facebook afferma che generalmente non blocca la possibilità per le Pagine di pubblicare o interagire con i contenuti, ma rimuove le Pagine che violano in modo grave o ripetuto le normative dell'azienda. Tuttavia, Facebook osserva che i suoi protocolli per i profili, incluso il blocco delle funzioni, possono essere applicati anche alle Pagine Facebook quando sono usate da un individuo, come nel caso della Pagina di Donald J. Trump. In questo caso Facebook dichiara di aver agito in linea con i suoi protocolli standard, imponendo inizialmente un blocco di 24 ore per la pubblicazione di contenuti alla Pagina Facebook e all'account Instagram. Dopo ulteriori valutazioni sull'evolversi della situazione e i dettagli emersi sugli episodi di violenza al Campidoglio, Facebook ha ritenuto che il blocco di 24 ore non fosse sufficiente per scongiurare "il rischio che Trump potesse usare la sua presenza su Facebook e Instagram per provocare altri scontri".

Facebook sottolinea di aver mantenuto la sospensione a tempo indeterminato dopo l'insediamento di Biden anche alla luce del fatto che la violenza collegata a Trump non era ancora cessata. Cita il bollettino del Sistema nazionale antiterrorismo, diffuso il 27 gennaio dal Dipartimento della sicurezza interna (DHS), il quale parla di un "rischio elevato di minaccia su tutto il territorio statunitense, che si ritiene persisterà nelle settimane successive alla cerimonia di insediamento presidenziale" e afferma che "promotori delle violenze saranno attivi per tutto l'inizio del 2021 e l'irruzione del 6 gennaio 2021 nell'edificio del Campidoglio a Washington, D.C. potrebbe aver incoraggiato alcuni [estremisti violenti nel Paese] a colpire candidati politici e palazzi governativi". Facebook osserva che, anche se il rischio di violenza è scemato, occorrerebbe considerare l'interdizione a Trump a tempo indeterminato della possibilità di pubblicare contenuti sulla base della gravità delle violazioni commesse il 6 gennaio, della sua insistenza sui brogli elettorali, della condivisione di informazioni false e del fatto che non è più Presidente.

Facebook dichiara che la sua decisione è "stata presa sulla base dell'Articolo 19 dell'ICCPR e del Commento generale n. 34 delle Nazioni Unite sulla libertà di espressione, che permettono limitazioni necessarie e proporzionate alla libertà di espressione in situazioni di emergenza pubblica che costituiscono una minaccia per la vita di una nazione. In questo caso, il Distretto di Columbia stava operando in uno stato di emergenza dichiarato per proteggere il complesso del Campidoglio statunitense". Facebook osserva di aver preso in considerazione anche i sei elementi contestuali del Piano d'azione di Rabat sul divieto di ricorso all'odio nazionale, razziale o religioso. Il Piano d'azione di Rabat è stato sviluppato da esperti con il supporto delle Nazioni Unite per aiutare gli stati ad affrontare gravi situazioni di ricorso all'odio nazionale, razziale o religioso tali da costituire incitamento alla discriminazione, all'ostilità o alla violenza e da costringere uno Stato a imporre sanzioni penali e per proteggere al tempo stesso la libertà di espressione, in conformità agli obblighi per gli stati previsti dagli articoli 19 e 20, paragrafo 2, dell'ICCPR.

Facebook dichiara che gli eventi del 6 gennaio hanno costituito una minaccia senza precedenti ai processi democratici e al sistema costituzionale degli Stati Uniti. Mentre dichiara di impegnarsi ad agire in maniera proporzionata e responsabile nelle limitazioni al dibattito pubblico, Facebook ritiene tuttavia, date le circostanze incerte e senza precedenti, di dover mantenere una certa flessibilità operativa per poter adottare misure aggiuntive, incluso un blocco permanente.

In questo caso, il Board ha posto a Facebook 46 domande. Facebook ha rifiutato di rispondere a sette domande per intero e a due domande ha dato risposte parziali. Le domande cui Facebook non ha risposto riguardano il modo in cui la sezione Notizie di Facebook e altre funzioni hanno influito sulla visibilità dei contenuti di Trump, la possibilità che Facebook abbia condotto ricerche, o programmi di farlo, sulla progettazione delle piattaforme in relazione agli eventi del 6 gennaio 2021 e le informazioni sui contenuti in violazione dei follower degli account di Trump. Il Board ha posto anche domande relative alla sospensione di altri personaggi politici e alla rimozione di altri contenuti, ha chiesto a Facebook se fosse stata contattata da rappresentanti politici o dai loro staff in merito alla sospensione degli account di Trump e se la sospensione o l'eliminazione di un account influisce sulla possibilità per gli inserzionisti di targetizzare gli account dei follower. Facebook ha affermato che queste informazioni non erano ragionevolmente necessarie ai fini della decisione secondo quanto stabilito dall'Atto costitutivo, non possono essere fornite per questioni tecniche, sono coperte dal segreto professionale e/o non possono o non devono essere fornite per questioni legali, di privacy, di sicurezza o di protezione dei dati.

7. Elementi inviati da terzi

L'Oversight Board ha ricevuto 9666 commenti pubblici relativi al caso in questione. Ottanta commenti sono stati inviati dall'Asia Pacifico e dall'Oceania, sette provenivano dall'Asia Centrale e Meridionale, 136 dall'Europa, 23 dall'America Latina e dai Caraibi, 13 dal Medio Oriente e dal Nord Africa, 19 dall'Africa Sub-Sahariana e 9388 dagli Stati Uniti e dal Canada.

I commenti coprono i seguenti temi, incluse questioni sollevate specificamente dal Board nel suo appello all'invio di messaggi pubblici:

  • Sospensione a tempo indeterminato da parte di Facebook degli account di Trump, eventuale conformità alle responsabilità dell'azienda di rispettare la libertà di espressione e i diritti dell'uomo e possibili misure alternative che avrebbero potuto essere adottate.
  • Normative e prassi di Facebook relative alla valutazione del contesto al di fuori di Facebook per l'applicazione dei suoi Standard della community, in particolare se un contenuto incita alla violenza.
  • Problemi relativi alla trasparenza delle norme di Facebook in merito alla disattivazione degli account.
  • Normative globali sui contenuti di Facebook in relazione a candidati politici, rappresentanti ed ex-rappresentanti politici, inclusi il diritto di tutti all'informazione e l'importanza del principio di rilevanza informativa di Facebook.
  • Perplessità sulla coerenza dell'applicazione degli Standard della community di Facebook sulla base di preconcetti politici.
  • Perplessità sull'applicazione degli Standard della community di Facebook in relazione ai precedenti post di Trump, inclusi quelli che potrebbero aver contribuito a danneggiare determinati gruppi di persone e a diffondere notizie false.
  • Interrogativi sulle espressioni usate da Trump il 6 gennaio e in precedenza e sul fatto che costituissero un incitamento alla violenza.
  • Risultato delle elezioni statunitensi e presidenza Trump.

Per leggere i commenti pubblici inviati per il caso in oggetto, clicca qui.

8. Analisi dell'Oversight Board

8.1 Conformità con le normative sui contenuti

Il Board concorda con la decisione di Facebook per cui i due post pubblicati da Trump il 6 gennaio violavano gli Standard della community di Facebook e le Linee guida della community di Instagram. In base allo Standard della community di Facebook in materia di persone e organizzazioni pericolose, gli utenti non possono pubblicare contenuti che "esprimono supporto o elogio di gruppi, leader o individui coinvolti in" violazioni. Facebook ha definito l'assalto al Campidoglio una "violazione" e sottolineato che le violazioni includono le attività violente.

Al momento della pubblicazione dei post, gli scontri al Campidoglio erano iniziati. Entrambi i post lodavano o supportavano le persone coinvolte negli episodi di violenza. Le espressioni "Noi vi vogliamo bene. Siete davvero speciali" nel primo post e "grandi patrioti" e "ricordatevi per sempre di questo giorno" nel secondo post esprimevano di fatto elogio o supporto alle persone coinvolte negli scontri e negli eventi accaduti al Campidoglio quel giorno.

Il Board osserva che in questo caso potrebbero essere stati violati anche altri Standard della community, incluso lo Standard in materia di violenza e istigazione alla violenza. Dato che la decisione di Facebook non si basava su questo Standard e l'accertamento di un'ulteriore violazione non avrebbe influito sul risultato del procedimento, la maggioranza del Board si astiene dall'esprimere un giudizio su questa base alternativa. La decisione che ha confermato l'imposizione di limitazioni agli account di Trump da parte di Facebook si basa sulla violazione dello Standard della community in materia di persone e organizzazioni pericolose.

Una minoranza del Board vorrebbe prendere in considerazione la base alternativa e ritiene che sia stato violato lo Standard in materia di violenza e istigazione alla violenza. La minoranza afferma che, letti nel loro contesto, i post che sostenevano che le elezioni fossero state "truccate" e "rubate brutalmente", assieme all'elogio espresso ai dimostranti, siano a tutti gli effetti "appelli all'azione", "inviti alla violenza" e "notizie false e infondate che hanno contribuito al rischio di violenza imminente o danno fisico", vietate dallo Standard della community in materia di violenza e istigazione alla violenza.

Il Board rileva che i due post hanno violato gravemente le normative di Facebook e ritiene giustificata la decisione di Facebook di aver limitato l'account e la Pagina il 6 e il 7 gennaio. L'utente ha espresso elogio e supporto nei confronti dei manifestanti coinvolti in una rivolta prolungata, durante la quale alcune persone sono morte, altre sono state messe in grave pericolo ed è stato interrotto un meccanismo democratico fondamentale. Inoltre il 7 gennaio, quando queste limitazioni sono state prolungate, la situazione era ancora agitata e rimanevano serie preoccupazioni per la sicurezza. Considerate le circostanze, le limitazioni dell'accesso di Trump a Facebook e Instagram predisposte il 6 e il 7 gennaio risultavano equilibrate alla luce del sussistere del rischio di scontri e violenze. Come discusso più approfonditamente di seguito, tuttavia, la decisione di Facebook di rendere queste limitazioni "a tempo indeterminato" non è supportata dagli Standard della community e viola il principio della libertà di espressione.

Il Board osserva che esistono pochissime informazioni dettagliate e accessibili a tutti sul sistema di controllo incrociato e sul principio di rilevanza informativa. Nonostante Facebook affermi di applicare le stesse norme agli account di alto profilo e agli account normali, procedure diverse possono portare a risultati sostanzialmente diversi. Facebook ha riferito al Board di non aver applicato il principio di rilevanza informativa ai post in questione. Purtroppo, la mancanza di trasparenza in questi processi decisionali crea la percezione che l'azienda possa essere influenzata indebitamente da considerazioni politiche o commerciali.

8.2 Conformità con i valori di Facebook

L'analisi di cui sopra è coerente con la libertà di espressione e la sicurezza, valori dichiarati da Facebook. Per le ragioni illustrate in questa opinione, nel caso in oggetto la tutela dell'ordine pubblico ha giustificato la limitazione della libertà di espressione.

Una minoranza ritiene sia fondamentale sottolineare anche il rilievo della dignità. Facebook con il termine "dignità" intende uguaglianza e rispetto delle persone, che non possono essere "intimidite o denigrate" da altri individui. La minoranza ritiene che i post pubblicati in precedenza da Trump sulla piattaforma abbiano contribuito a creare una situazione di esclusione e tensioni razziali, e che questo contesto sia fondamentale per comprendere l'impatto dei contenuti di Trump. Avendo trattato il caso su altre basi, la maggioranza non commenta tali post.

8.3 Conformità con le responsabilità di Facebook in materia di diritti umani

Le decisioni del Board non riguardano gli obblighi dei singoli stati in materia di diritti umani o l'applicazione delle leggi nazionali, ma si focalizzano sulle normative sui contenuti di Facebook sui suoi valori e sulle sue responsabilità di azienda in relazione ai diritti umani. I Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani che Facebook ha appoggiato (vd. Sezione 4) stabiliscono ciò che le aziende devono fare su base volontaria per soddisfare queste responsabilità. Ciò include evitare di ledere o contribuire a ledere i diritti umani, identificando ad esempio danni possibili ed effettivi e lavorando per prevenirli o sanarli (Principi 11, 13, 15, 18 dei Principi guida delle Nazioni Unite). Tali responsabilità si estendono ai danni causati da parti terze (Principio 19 dei Principi guida).

Facebook è diventato un mezzo virtuale indispensabile per il dibattito politico, a maggior ragione in periodo elettorale, e ha la responsabilità di consentire l'espressione politica e di evitare che altri diritti umani vengano messi in pericolo. Come altre piattaforme digitali e aziende multimediali, Facebook è stata duramente criticata per aver distribuito informazioni false e dato risalto a materiali controversi e provocatori. Le responsabilità di Facebook in materia di diritti umani devono essere interpretate alla luce di queste considerazioni, che talvolta possono sembrare contraddittorie.

Il Board analizza le responsabilità di Facebook in materia di diritti umani attraverso standard internazionali sulla libertà di espressione e sui diritti alla vita, alla sicurezza e alla partecipazione politica. L'Articolo 19 dell'ICCPR illustra il diritto alla libertà di espressione. L'Articolo 19 afferma che "ogni individuo ha il diritto alla libertà di espressione; tale diritto comprende la libertà di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni genere, indipendentemente dalle frontiere, siano esse in forma orale, scritta, a mezzo stampa, sotto forma di produzione artistica o attraverso qualsiasi altro mezzo di sua scelta". Il Board non applica il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d'America, che non disciplina la condotta delle aziende private. Tuttavia, il Board rileva che, in molti aspetti rilevanti, i principi di libertà di espressione illustrati nel primo emendamento sono simili o analoghi ai principi di libertà di espressione che si trovano nell'Articolo 19 dell'ICCPR.

Le leggi sui diritti umani garantiscono una protezione elevata ai discorsi politici data la loro importanza nel dibattito democratico. Il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha fornito indicazioni autorevoli sull'articolo 19 dell'ICCPR nel Commento generale n. 34, nel quale afferma che "è essenziale la libera comunicazione di informazioni e idee su questioni pubbliche e politiche tra cittadini, candidati e rappresentanti eletti" (paragrafo 20).

La decisione di Facebook di sospendere la Pagina Facebook e l'account Instagram di Trump ha implicazioni sulla libertà di espressione non solo per Trump ma per tutti gli individui, che hanno il diritto di sentire la voce dei leader politici, che siano o meno loro sostenitori. Nonostante il diritto alla libertà di espressione delle figure politiche non sia diverso da quello delle altre persone, limitare i loro discorsi può danneggiare il diritto degli altri individui di informarsi e partecipare alla vita politica. Gli standard internazionali sui diritti umani, tuttavia, si aspettano che gli attori statali condannino le violenze (Piano d'azione di Rabat) e forniscano a tutti informazioni dettagliate su questioni di interesse pubblico, correggendo al tempo stesso eventuali notizie false (Dichiarazione congiunta del 2020 sul COVID-19 degli osservatori internazionali della libertà di espressione)

Il diritto internazionale consente di limitare la libertà di espressione in presenza di determinate condizioni. Qualsiasi limitazione deve soddisfare tre requisiti: le norme devono essere chiare e accessibili, devono essere progettate per un fine legittimo e devono essere necessarie e proporzionate al rischio di violenza. Il Board usa questo test in tre parti per analizzare le misure adottate da Facebook per la limitazione di contenuti o account. I principi del primo emendamento del diritto statunitense sottolineano inoltre che le limitazioni alla libertà di parola imposte attraverso un'azione di Stato non possono essere generiche, devono essere applicate sulla base di importanti ragioni governative e devono essere adeguate al rischio reale di violenza.

I. Legalità (chiarezza e accessibilità delle norme)

Nel diritto internazionale sulla libertà di espressione, il principio di legalità richiede che qualsiasi norma utilizzata per limitare l'espressione sia chiara e accessibile. Le persone devono essere in grado di comprendere cosa è consentito e cosa non è consentito. Altrettanto importante è che le norme siano sufficientemente chiare da guidare chi prende decisioni sulla limitazione della libertà di espressione, in modo che tali norme non conferiscano un potere discrezionale illimitato, cosa che potrebbe comportare un'applicazione selettiva delle regole. In questo caso, queste norme sono gli Standard della community di Facebook e le Linee guida della community di Instagram. Queste normative stabiliscono i contenuti che le persone non possono pubblicare e i casi in cui l'azienda può limitare l'accesso agli account Instagram e Facebook.

La chiarezza dello Standard in relazione all'elogio e al supporto di persone e organizzazioni pericolose lascia molto a desiderare, come ha osservato il Board in una decisione precedente (caso 2020-005-FB-UA). Anche il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione e di espressione ha sollevato preoccupazioni sulla vaghezza dello Standard in materia di persone e organizzazioni pericolose (A/HRC/38/35, Paragrafo 26, nota a piè di pagina 67). Come osservato dal Board in precedenza nel caso 2020-003-FB-UA, talvolta determinate formulazioni possono sollevare dubbi sulla legalità ma, se applicate a un caso particolare, tali preoccupazioni risultano infondate. Qualsiasi possibile vaghezza nei termini dello Standard non mette in dubbio la sua applicazione alle circostanze del caso in oggetto. La rivolta del 6 gennaio al Campidoglio rientrava esattamente tra gli eventi pericolosi stabiliti nella normativa di Facebook. I post di Trump esprimevano elogio e supporto ai dimostranti proprio nel momento degli scontri e mentre i membri del Congresso gli stavano chiedendo aiuto. In relazione a questi fatti, le normative di Facebook hanno avvisato in modo adeguato l'utente e hanno dato indicazioni ai responsabili dell'applicazione della norma.

Rispetto alle sanzioni per le violazioni, gli Standard della community e le informazioni correlate sulle limitazioni degli account sono pubblicate in diverse fonti, tra cui le Condizioni d'uso, l'introduzione agli Standard della community, gli Standard della community in materia di integrità dell'account e identità autentica, Facebook Newsroom e il Centro assistenza di Facebook. Come osservato nel caso 2020-006-FB-FBR, il Board ribadisce che l'insieme complesso di norme applicabili non aiuta gli utenti a capire perché e quando Facebook limita gli account e solleva preoccupazioni in materia di legalità.

Mentre il Board ritiene che lo Standard in materia di persone e organizzazioni pericolose sia sufficientemente chiaro, nelle circostanze in questione, da soddisfare le norme di chiarezza e vaghezza della libertà di parola, risulta generica e poco comprensibile l'imposizione da parte di Facebook di una limitazione a tempo indeterminato. Gli Standard della community non descrivono limitazioni "a tempo indeterminato" e non è chiaro quali siano gli standard applicati per comportare, mantenere o rimuovere questo tipo di sanzione. Facebook non ha fornito informazioni su altri casi di sospensione a tempo indeterminato. Il Board riconosce che Facebook debba avere una certa discrezionalità nel sospendere determinati account in situazioni di emergenza come quella di gennaio, ma gli utenti non possono essere lasciati in uno stato di incertezza per un periodo di tempo indeterminato.

Il Board respinge la richiesta di Facebook di approvare limitazioni a tempo indeterminato, imposte e revocate senza criteri chiari. È fondamentale introdurre limiti appropriati ai poteri discrezionali per poter distinguere tra uso legittimo della discrezionalità e contesti nel mondo in cui Facebook potrebbe indebitamente mettere a tacere i discorsi non legati alla violenza o ritardare l'adozione di misure cruciali per proteggere le persone.

II. Fine legittimo

Il requisito di legittimità significa che qualsiasi misura volta a limitare la libertà di espressione deve avere uno dei fini legittimi elencati nell'articolo 19, paragrafo 3 dell'ICCPR. Tale elenco è esaustivo. I fini legittimi includono la tutela dell'ordine pubblico e il rispetto dei diritti degli altri individui, compresi i diritti alla vita, alla sicurezza e alla partecipazione alle elezioni, oltre al rispetto del risultato del voto e alla sua attuazione. Un fine non può essere ritenuto legittimo quando viene usato come pretesto per sopprimere la libertà di espressione, ad esempio quando, per tutelare la sicurezza o i diritti degli altri, si censura un discorso solo perché sgradevole o offensivo (Commento generale n. 34, Paragrafi 11, 30, 46, 48). La normativa di Facebook che vieta di esprimere elogio e supporto alle persone coinvolte in violazioni, atti di violenza o attività criminali era in linea con i fini di cui sopra.

III. Necessità e proporzionalità

Il requisito di necessità e proporzionalità significa che qualsiasi limitazione alla libertà di espressione deve avvenire nel modo meno invasivo possibile per raggiungere un fine legittimo (Commento generale n. 34, paragrafo 34).

Il Board ritiene che, laddove possibile, Facebook dovrebbe adottare misure meno restrittive per affrontare discorsi potenzialmente pericolosi e per proteggere i diritti delle altre persone prima di ricorrere alla rimozione dei contenuti e alla limitazione degli account. Come minimo, questo significherebbe sviluppare meccanismi efficaci per evitare di amplificare, laddove possibile, discorsi che presentano un rischio di violenza imminente, discriminazione o altra attività illegale, senza bloccare totalmente il discorso.

Facebook ha riferito al Board di aver preso in considerazione "l'uso reiterato di Trump di Facebook e altre piattaforme per minare la fiducia sull'integrità delle elezioni (con la conseguente applicazione da parte di Facebook di etichette autorevoli a correzione delle notizie false) ha rappresentato un abuso straordinario della piattaforma". Il Board ha chiesto chiarimenti a Facebook per comprendere in quale misura la progettazione della piattaforma (inclusi algoritmi, normative, procedure e funzioni tecniche) abbia amplificato i post di Trump dopo le elezioni e se Facebook avesse condotto analisi interne sulla progettazione stessa per scoprire se avesse contribuito agli eventi del 6 gennaio. Facebook si è rifiutata di rispondere a queste domande. Ciò rende difficile per il Board valutare se misure meno severe, adottate con maggiore tempestività, sarebbero potute essere sufficienti per proteggere i diritti degli altri individui.

La domanda fondamentale è se la decisione di Facebook di limitare l'accesso agli account di Trump il 6 e il 7 gennaio è stata necessaria e proporzionata per proteggere i diritti delle altre persone. Per comprendere il rischio presentato dai post del 6 gennaio, il Board ha valutato i post di Trump su Facebook e Instagram e i commenti al di fuori di queste piattaforme a partire dalle elezioni di novembre. Ripetendo affermazioni infondate sui brogli elettorali e continuando a incitare all'azione, Trump ha creato un'atmosfera in cui sussisteva un grave rischio di violenza. Il 6 gennaio, le parole di Trump a sostegno delle persone coinvolte negli scontri hanno legittimato le loro azioni violente. Anche se i messaggi invitavano apparentemente e superficialmente le persone ad agire in pace, l'appello non è bastato ad allentare le tensioni e a eliminare il rischio di violenze che le sue dichiarazioni di sostegno avevano invece contribuito a creare. Facebook ha interpretato in maniera appropriata i post di Trump del 6 gennaio nel contesto dell'escalation delle tensioni negli Stati Uniti e delle dichiarazioni di Trump in altri media ed eventi pubblici.

Nell'ambito della sua analisi, il Board si è basato sui sei fattori del Piano d'azione di Rabat per valutare la capacità del discorso di comportare un grave rischio di incitamento alla discriminazione, alla violenza o ad altre azioni illegali.

  • Contesto: i post sono stati pubblicati in una situazione di tensioni politiche incentrate sull'affermazione infondata che le elezioni presidenziali del novembre 2020 erano state rubate. La campagna di Trump aveva presentato queste dichiarazioni in tribunale, ma con poche o nessuna prova, e le istanze sono state respinte. Ciononostante, Trump ha continuato a mostrare queste dichiarazioni sui social media, compresi Facebook e Instagram, usando il suo status autorevole di Presidente per conferire loro credibilità. Ha esortato i suoi sostenitori a recarsi nella capitale degli Stati Uniti il 6 gennaio per fermare il "furto delle elezioni" ("StopTheSteal"), anticipando che l'evento sarebbe stato "incredibile". Il 6 gennaio Trump ha esortato i suoi sostenitori a marciare verso l'edificio del Campidoglio per ostacolare il conteggio dei voti elettorali. Al momento della pubblicazione dei post, gli episodi di violenza stavano continuando. Quando il 7 gennaio le limitazioni sono state prolungate, la situazione continuava a rimanere incerta. Tra gli indicatori del contesto, il Distretto di Columbia ha adottato provvedimenti per avvertire del rischio elevato di violenza che aleggiava sugli eventi al Campidoglio.
  • Status dell'autore: grazie allo status di Presidente degli Stati Uniti e di leader politico, i post di Trump su Facebook e Instagram avevano un alto grado di influenza. Il Board osserva che, in qualità di Presidente, Trump era una figura credibile e autorevole per i cittadini e ha contribuito così agli eventi del 6 gennaio. La posizione di rilievo di Trump, allora Presidente degli Stati Uniti, non solo ha conferito alle sue parole maggiore forza e credibilità, ma ha anche indotto i suoi seguaci a pensare che le loro azioni sarebbero rimaste impunite, creando ulteriori rischi.
  • Intenzione: il Board non è nella posizione di valutare in via definitiva le intenzioni di Trump. Era chiara l'ipotesi di violenze collegate alle dichiarazioni di Trump e il Board ha considerato il fatto che presumibilmente Trump sapeva o avrebbe dovuto sapere il rischio che le sue comunicazioni legittimassero o fomentassero i disordini.
  • Forma e contenuto: i due post del 6 gennaio esprimevano elogio e supporto nei confronti dei dimostranti, anche se li invitavano a tornare a casa in pace. I post continuavano anche a riportare affermazioni infondate sui brogli elettorali. I report suggeriscono che queste affermazioni venivano interpretate da alcuni dei dimostranti come legittimazione delle loro azioni. Le prove dimostrano che Trump ha usato la sua autorevolezza comunicativa di Presidente per appoggiare gli assalitori del Campidoglio e per cercare di ostacolare il conteggio dei voti elettorali previsto dalle leggi.
  • Portata e copertura: Trump poteva contare su un ampio pubblico, formato da almeno 35 milioni di account su Facebook e almeno 24 milioni di account su Instagram. Occorre sottolineare anche che i post dei social vengono spesso copiati e ricondivisi a livello più ampio su altri canali social e da sostenitori di Trump di alto profilo e con moltissimo seguito. Di conseguenza, la copertura dei post diventa amplissima.
  • Pericolo imminente: i post sono stati pubblicati in un contesto di violenze incerto e in evoluzione. Sussisteva un chiaro rischio immediato di danni alla vita, all'integrità elettore e alla partecipazione politica. Le violenze nel Campidoglio sono iniziate a meno di un'ora dalla manifestazione organizzata tramite Facebook e altri social media. Infatti, anche mentre Trump pubblicava i post, i dimostranti stavano assaltando le sale del Congresso e i membri del Congresso, spaventati, chiamavano la Casa Bianca chiedendo al Presidente di calmare la situazione. La rivolta ha interferito con l'adempimento della responsabilità costituzionale del Congresso di conteggiare i voti elettorali, ritardando le operazioni di diverse ore.

Alla luce di questi fattori, il Board conclude che la violazione in questo caso ha gravemente danneggiato i diritti umani. L'imposizione di limitazioni a livello di account il 6 gennaio e della loro successiva estensione il 7 gennaio è stata necessaria e proporzionata.

La minoranza del Board ritiene che, mentre la sospensione estesa o la disattivazione permanente potrebbe risultare giustificata sulla base dei soli eventi del 6 gennaio, l'analisi sulla proporzionalità dovrebbe tenere conto dell'uso che Trump ha fatto delle piattaforme di Facebook prima delle elezioni presidenziali del novembre 2020. In particolare, la minoranza ha citato il post del 28 maggio 2020 ("Quando iniziano i saccheggi, iniziano le sparatorie") pubblicato durante le proteste per la giustizia razziale e i vari post sul "virus cinese". Facebook ha assunto l'impegno di rispettare il diritto alla non discriminazione (articolo 2, paragrafo 1, dell'ICCPR, articolo 2 dell'ICERD) e, in linea con i requisiti delle limitazioni al diritto di espressione (articolo 19, paragrafo 3 dell'ICCPR), di impedire l'uso delle sue piattaforme per la diffusione di odio razziale o nazionale che costituisce incitamento all'ostilità, alla discriminazione o alla violenza (articolo 20 dell'ICCPR, articolo 4 dell'ICERD). La frequenza, la quantità e la portata delle comunicazioni pericolose dovrebbero basarsi sull'analisi sull'incitamento all'odio di Rabat (Piano d'azione di Rabat, Paragrafo 29), in particolare sui fattori del contesto e dell'intenzione. Per la minoranza, quest'analisi più ampia sarebbe stata fondamentale per Facebook al fine di valutare una sanzione proporzionata il 7 gennaio, in grado sia di servire da deterrente per altri leader politici che, laddove applicabile, per rappresentare un'opportunità di riabilitazione. Inoltre, se Facebook sceglie di imporre una sospensione limitata nel tempo, l'analisi dei rischi richiesta prima del ripristino dovrebbe tenere conto anche di questi fattori. Avendo trattato il caso su altre basi, la maggioranza non commenta tali questioni.

9. Decisione dell'Oversight Board

Il 6 gennaio, la decisione di Facebook di imporre limitazioni agli account di Trump era giustificata. I post in questione violavano le norme di Facebook e Instagram che vietano di esprimere elogio o supporto nei confronti di eventi di violenza, inclusa la rivolta in corso al Campidoglio statunitense. Considerati la gravità delle violazioni e il protrarsi del rischio di violenze, era giustificata la decisione di Facebook di imporre limitazioni a livello di account e di estendere tali restrizioni il 7 gennaio.

Tuttavia, non era corretto che Facebook imponesse una sospensione a tempo indeterminato.

In questo caso Facebook non ha seguito una procedura chiara e pubblicamente nota. Le sanzioni standard a livello di account previste da Facebook in caso di violazione delle norme prevedono una sospensione a tempo determinato dell'account dell'utente o la disattivazione permanente. Il Board ritiene che non sia ammissibile che Facebook tenga un utente lontano dalla piattaforma per un periodo di tempo indeterminato, senza alcun criterio che indichi quando o se l'account sarà ripristinato.

È responsabilità di Facebook pensare, adottare e comunicare sanzioni necessarie e proporzionate da applicare in base alla gravità delle violazioni delle normative sui contenuti. Il ruolo del Board è garantire che le norme e le procedure di Facebook siano coerenti con le sue normative sui contenuti, i suoi valori e il suo impegno in relazione ai diritti umani. Con l'applicazione di una sanzione a tempo indeterminato e non disciplinata da nessuno standard e il successivo suggerimento del caso al Board per la risoluzione, Facebook cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità. Il Board rifiuta la richiesta di Facebook e insiste sulla necessità da parte di Facebook di applicare e giustificare una sanzione definita.

Entro sei mesi da questa decisione, Facebook deve riesaminare la sanzione imposta in maniera arbitraria il 7 gennaio e stabilire la sanzione appropriata. La sanzione deve basarsi sulla gravità della violazione e sulla previsione di minacce future. Deve inoltre essere coerente con le norme di Facebook per le violazioni gravi, le quali devono essere a loro volta chiare, necessarie e proporzionate.

Se Facebook stabilirà che gli account di Trump debbano essere ripristinati, dovrebbe applicare alla decisione le sue norme, incluse eventuali modifiche apportate in base alle raccomandazioni sulle normative di cui sotto. Inoltre, se riterrà di riaccoglierlo sulla piattaforma, Facebook dovrà affrontare eventuali violazioni future in modo tempestivo e in conformità con le normative consolidate sui contenuti.

Una minoranza ritiene importante delineare alcuni criteri minimi che riflettano la valutazione del Board sulle responsabilità di Facebook in materia di diritti umani. La maggioranza preferisce invece fornire queste indicazioni sotto forma di raccomandazione. La minoranza osserva in particolare che, tra le responsabilità per il rispetto dei diritti umani, Facebook è tenuta a facilitare il rimedio delle conseguenze negative sui diritti umani che ha contribuito a creare (Principio 22 dei Principi guida delle Nazioni Unite). Il rimedio è un componente fondamentale dei Principi guida delineati delle Nazioni Unite e del quadro operativo su protezione, rispetto e rimedio, che riflette in maniera più ampia le leggi internazionali sui diritti umani (articolo 2, paragrafo 3 dell'ICCPR, come da interpretazione del Comitato per i Diritti Umani nel Commento generale n. 31, paragrafi 15-18). Per adempiere alla sua responsabilità di evitare il ripetersi di conseguenze negative, Facebook deve valutare se il ripristino degli account di Trump potrebbe rappresentare un rischio serio e imminente di incitazione alla discriminazione, alla violenza o ad altre azioni illegali. La valutazione del rischio dovrebbe basarsi sulle considerazioni del Board illustrate nell'analisi su necessità e proporzionalità nella Sezione 8.3.III di cui sopra, tenendo conto del contesto e delle situazioni sulle piattaforme Facebook e Instagram e al loro esterno. Facebook dovrebbe, ad esempio, accertarsi che Trump abbia smesso di rilasciare dichiarazioni infondate sui brogli elettorali nella maniera che ha portato alla sospensione giustificata del 6 gennaio. Le procedure esecutive di Facebook mirano a essere riabilitative e la minoranza ritiene che questa finalità sia in linea con il principio di soddisfazione della legge sui diritti umani. Una minoranza del Board sottolinea il fatto che le norme di Facebook dovrebbero garantire che gli utenti che richiedono un ripristino dopo una sospensione riconoscano le azioni illecite che hanno commesso e si impegnino a osservare le norme in futuro. In questo caso, la minoranza suggerisce che, prima del ripristino dell'account di Trump, Facebook cerchi di garantire il ritiro degli elogi o del supporto dato alle persone coinvolte nei disordini.

10. Linee guida sulle normative

Il Board riconosce le difficili questioni sollevate dal caso in oggetto ed è grato per i numerosi commenti ponderati e sensati che hanno inviato i cittadini.

Nel suggerire la questione all'Oversight Board, Facebook ha richiesto esplicitamente al Board di formulare "osservazioni o raccomandazioni in merito alle sospensioni qualora l'utente sia un leader politico". Il Board ha chiesto a Facebook di chiarire il significato che attribuisce all'espressione "leader politico"; Facebook ha spiegato di aver cercato di includere nella definizione "funzionari di governo eletti o nominati e persone attivamente in corsa per le elezioni in programma, considerando un breve periodo di tempo dopo le elezioni nel caso in cui un candidato non sia stato eletto", ma non tutti gli attori statali. Sulla base dell'analisi del caso in oggetto, il Board limita le proprie indicazioni alle questioni di sicurezza pubblica.

Il Board ritiene che non sia sempre utile fare una distinzione netta tra leader politici e altri utenti influenti. È fondamentale riconoscere che anche altri utenti con un ampio seguito possono compromettere seriamente la sicurezza. Le stesse norme devono essere applicate a tutti gli utenti della piattaforma; tuttavia, è importante considerare il contesto quando si valutano questioni di causalità o che riguardano episodi di violenza probabili o imminenti. Conta in questi casi il livello di influenza che un utente esercita su tutti gli altri utenti.

Quando i post di utenti influenti presentano un rischio elevato di violenze imminenti, come stabilito dagli standard internazionali sui diritti umani, Facebook dovrebbe adottare misure per applicare tempestivamente le proprie norme. Facebook deve valutare i post degli utenti influenti nel loro contesto in base al modo in cui potrebbero essere intesi, anche quando riportano un messaggio provocatorio codificato in un linguaggio ad hoc per evitare responsabilità, come ad esempio un appello superficiale a tenere un comportamento pacifico o ad agire nel rispetto della legge. In questo caso Facebook ha usato i sei elementi contestuali del Piano d'azione di Rabat; il Board ritiene che si tratti di una metodologia utile per valutare i rischi contestuali di discorsi potenzialmente pericolosi. Il Board sottolinea come il fattore tempo sia cruciale in queste situazioni: l'adozione di misure prima che utenti influenti possano provocare danni gravi dovrebbe essere prioritaria rispetto al principio di rilevanza informativa e altri valori della comunicazione politica.

Anche se tutti gli utenti dovrebbero essere soggetti alle stesse normative sui contenuti, vi sono fattori eccezionali da considerare quando si valutano i discorsi di leader politici. I capi di Stato e altri funzionari di governo in vista hanno un potere più elevato di causare pericolo rispetto ad altre persone. Facebook dovrebbe riconoscere che i post pubblicati da capi di Stato e altri funzionari di governo in vista possono presentare un rischio più elevato di legittimazione o incitamento alla violenza, sia perché la posizione di fiducia conferisce alle parole di queste persone una forza e una credibilità maggiori, sia perché i loro seguaci potrebbero essere indotti a pensare che le loro azioni rimarranno impunite. Allo stesso tempo, è importante tutelare il diritto delle persone di ascoltare i discorsi politici. Ciononostante, se un capo di Stato o un alto funzionario di governo pubblica ripetutamente messaggi che comportano un rischio di violenza in base alle norme internazionali sui diritti umani, Facebook dovrebbe sospendere l'account per un periodo di tempo determinato tale da prevenire violenze imminenti. I periodi di sospensione dovrebbero essere sufficientemente lunghi da scoraggiare comportamenti scorretti e possono includere, se necessario, l'eliminazione dell'account o della Pagina.

Le limitazioni alla libertà di parola sono spesso imposte da o su ordine di potenti attori statali per zittire dissidenti o membri delle opposizioni. Facebook deve resistere alle pressioni dei governi che vogliono mettere a tacere le loro opposizioni politiche. Nella valutazione di potenziali rischi, Facebook dovrebbe considerare attentamente il contesto politico di riferimento. Nel valutare i discorsi politici degli utenti più influenti, Facebook dovrebbe delegare rapidamente la procedura di moderazione dei contenuti a persone specializzate con esperienza nel contesto linguistico e politico in questione, isolate altresì da interferenze politiche ed economiche e da influenze indebite. L'analisi dovrebbe esaminare la condotta degli utenti molto influenti al di fuori delle piattaforme Facebook e Instagram per valutare adeguatamente il contesto globale di riferimento dei discorsi potenzialmente pericolosi. Facebook dovrebbe inoltre garantire di dedicare esperti e risorse adeguati alla valutazione del rischio di violenze per gli account influenti a livello mondiale.

Facebook dovrebbe spiegare pubblicamente le norme usate per imporre sanzioni a livello di account per gli utenti influenti. Tali norme dovrebbero assicurare che, quando Facebook impone una sospensione a tempo determinato dell'account di un utente influente per ridurre il rischio di violenze gravi, l'azienda deve valutare la diminuzione del rischio prima del termine della sospensione. Se Facebook rileva che l'utente in quel momento può rappresentare un rischio grave di violenza imminente, discriminazione o altre azioni illegali, dovrebbe imporre un'altra sospensione limitata nel tempo, qualora tale misura sia necessaria per proteggere la sicurezza pubblica e sia proporzionata al rischio.

Quando Facebook implementa procedure speciali da applicare agli utenti più influenti, tali prassi dovrebbero essere ben documentate. Non è chiaro se Facebook abbia applicato standard diversi in questo caso e il Board ha raccolto numerose preoccupazioni sulla potenziale applicazione del principio di rilevanza informativa. È importante che Facebook ponga rimedio a questa mancanza di trasparenza e alla confusione creata. Facebook dovrebbe fornire maggiori informazioni per aiutare gli utenti a comprendere e valutare la procedura e i criteri per l'applicazione della rilevanza informativa. Facebook dovrebbe spiegare chiaramente le modalità di applicazione del principio di rilevanza informativa agli account influenti, inclusi quelli di leader politici e di altri personaggi pubblici. In relazione ai controlli incrociati, Facebook dovrebbe spiegare chiaramente la logica, gli standard e le procedure alla base di questi controlli, inclusi i criteri con cui stabilisce quali Pagine e account includere. Facebook dovrebbe riferire sulle percentuali di errore e sulla coerenza tematica delle decisioni prese attraverso una procedura di controllo incrociato, comparando tali dati con quelli derivanti dalle procedure esecutive ordinarie.

Quando un utente usa in modo improprio una piattaforma di Facebook, provocando conseguenze negative gravi sui diritti umani, l'azienda dovrebbe condurre un'indagine approfondita sull'episodio. Facebook dovrebbe valutare la propria influenza e le modifiche che potrebbe attuare per individuare, prevenire, mitigare e tenere conto per il futuro di possibili conseguenze negative. In relazione al caso in oggetto, Facebook dovrebbe riesaminare in maniera globale i contenuti che possono aver contribuito a creare la narrativa dei brogli elettorali e a inasprire le tensioni culminate negli scontri del 6 gennaio 2021 negli Stati Uniti. Questo dovrebbe portare a una riflessione aperta sulle scelte fatte da Facebook in relazione alla progettazione e alle normative che possono consentire un uso improprio della piattaforma. Facebook dovrebbe analizzare e approfondire la questione, implementare un piano di azione sulla base dei risultati dell'analisi e comunicare apertamente come affronta le conseguenze negative sui diritti umani in cui è stata coinvolta.

Nei casi in cui un utente di Facebook o Instagram abbia commesso crimini atroci o gravi violazioni dei diritti umani, o sia responsabile di istigazione ai sensi dell'Articolo 20 dell'ICCPR, la rimozione dei contenuti e la disattivazione degli account, pur riducendo potenzialmente il rischio di pericolo, possono compromettere gli sforzi finalizzati alla responsabilità, non da ultimo rimuovendo le prove. Facebook ha la responsabilità di raccogliere, conservare ed eventualmente condividere informazioni utili alle indagini e al possibile perseguimento di gravi violazioni del diritto umanitario, del diritto penale e delle leggi in materia di diritti umani internazionali da parte dei meccanismi di responsabilità e delle autorità competenti. La normativa aziendale sui diritti umani di Facebook dovrebbe chiarire i protocolli che l'azienda attua a questo riguardo. La normativa dovrebbe inoltre chiarire come informazioni precedentemente accessibili a tutti sulla piattaforma possono essere messe a disposizione di chi conduce indagini in conformità con gli standard internazionali e le leggi vigenti in materia di protezione dei dati.

Il caso in oggetto evidenzia ulteriori carenze nelle normative di Facebook, che l'azienda dovrebbe sanare. In particolare, il Board rileva che il sistema di sanzioni di Facebook non è sufficientemente chiaro per gli utenti e non fornisce indicazioni adeguate all'esercizio della discrezionalità da parte di Facebook. Facebook dovrebbe spiegare nelle proprie Linee guida e nei propri Standard della community, in maniera chiara, comprensibile e accessibile, le procedure di penalizzazione e sanzione che applica per limitare profili, Pagine, Gruppi e account su Facebook e Instagram. Tali normative devono fornire agli utenti informazioni sufficienti a comprendere i casi di applicazione delle penalizzazioni (incluse eventuali eccezioni o concessioni applicabili) e le modalità di calcolo per le sanzioni. Facebook dovrebbe fornire inoltre informazioni accessibili sul numero di violazioni, penalizzazioni e sanzioni che sono state già valutate nei confronti degli utenti e sulle conseguenze previste per eventuali violazioni future. Nei suoi report sulla trasparenza, Facebook dovrebbe includere il numero di limitazioni imposte a profili, Pagine e account, incluse le ragioni alla base delle misure adottate e le modalità di applicazione, con informazioni dettagliate per area geografica e Paese.

Infine, il Board sollecita Facebook a sviluppare e pubblicare una normativa che disciplini le sue risposte a situazioni di emergenza o inedite nelle quali le procedure standard non riuscirebbero a prevenire o evitare episodi di violenza imminenti. Anche se queste situazioni non sono sempre prevedibili, le indicazioni di Facebook dovrebbero stabilire parametri appropriati per l'adozione di misure e includere un requisito che richieda il riesame della decisione entro un periodo di tempo prefissato.

*Nota procedurale:

Le decisioni dell'Oversight Board sono predisposte da gruppi di cinque Membri e devono essere approvate dalla maggioranza del Board. Le decisioni del Board non rappresentano necessariamente le opinioni personali di tutti i Membri.

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